Cosa può significare la blockchain per il settore dell’energia rinnovabile?

La blockchain viene spesso presentata come uno strumento quasi magico per risolvere molti dei problemi del mondo, ma ai più questa tecnologia rimane confusa e misteriosa. La recente crescita esplosiva e l’improvvisa caduta dei Bitcoin hanno attirato l’attenzione e posto nuovi interrogativi sul tema.

Oggi ci sono numerose blockchain, e di queste il Bitcoin è la principale. Ma mentre l’unica applicazione della blockchain di Bitcoin rimane la criptovaluta, i recenti sviluppi stanno consentendo l’applicazione della blockchain in molte nuove aree, inclusa l’energia.

Abbiamo chiesto alla specialista Olga Jensen quali siano le nozioni chiave che tutti dovrebbero sapere su questa tecnologia rivoluzionaria e cosa potrebbe significare per il futuro del settore energetico e la transizione alle energie rinnovabili.

Un passo indietro: cos’è la blockchain?

La tecnologia blockchain altro non è che un nuovo modo di gestire i dati. In sostanza, un database decentralizzato.
Prendiamo l’esempio delle transizioni in denaro: attualmente, la maggior parte delle persone tiene i propri soldi in una banca, a cui fanno affidamento per gestire le transazioni e tenere traccia del proprio conto. La banca archivia i loro dati finanziari a livello centrale e ne detiene il monopolio. Tutte le transazioni digitali devono passare attraverso le banche, le quali sono le uniche a poterti comunicare il tuo saldo.

La blockchain taglia fuori le banche e consente alle persone di effettuare transazioni direttamente. Come una banca, assicura che una quantità sufficiente di denaro venga trasferita, tracciata e si assicura che i dati siano sicuri e affidabili. Ma, a differenza di una banca, il database non ha proprietario.

Al contrario, la rete blockchain viene eseguita su molti computer o “nodi” di proprietà individuale che gestiscono il database delle transazioni. La stessa cronologia delle transazioni è archiviata su numerosi computer decentralizzati o, come nel caso del bitcoin, su ogni computer; il che rende difficile la manomissione del sistema. Se un hacker volesse modificare qualcosa, avrebbe bisogno di hackerare tutti i dispositivi contemporaneamente

Per riassumere, le blockchain eliminano la necessità di una parte terza. La blockchain è utile in un database senza intermediari, dove gli utenti hanno ancora bisogno di sicurezza e fiducia – non solo per soldi, ma per qualsiasi trasferimento di dati.

È vero che le blockchain consumano molta energia?

Si e no. Dipende dal “principio di funzionamento” della blockchain – il sistema per concordare la validità della transizione.

Il consumo di energia della blockchain è direttamente collegato al “data mining”: risolvere problemi matematici per convalidare le transazioni e ottenere ricompense.

Nel sistema di data mining del Bitcoin, ogni nodo della rete gareggia per risolvere problemi matematici. Il primo a risolvere ogni problema “vince”, ricevendo Bitcoin per i suoi sforzi, e allo stesso tempo vengono convalidati i blocchi di transazioni.

Questo enorme numero di macchine che codificano simultaneamente porta ad un enorme consumo di energia. Nel marzo 2018, la rete Bitcoin ha raggiunto 57 TWh di fabbisogno elettrico annuale – circa l’86,5% del consumo della Repubblica Ceca. Una singola transazione Bitcoin ha bisogno di oltre 500.000 volte più energia di una transazione Visa, comportando enormi emissioni di carbonio.

Fortunatamente, vi sono alternative a questo sistema che potrebbero consentire al Bitcoin e ad altre blockchain di diventare più sostenibili.

Per esempio, l’attuale sistema per la convalida delle transazioni, “proof-of-work”, potrebbe essere sostituito da un altro sistema noto come “proof-of-stake”. Quest’ultimo consuma meno energia in quanto non esiste un data mining per tutti i nodi. Al contrario, il compito di convalidare i blocchi viene condiviso in base agli interessi degli utenti nella rete. Pertanto, sarebbe più efficiente dal punto di vista energetico.

Riassumendo, sì, le tecnologie blockchain basate sul sistema proof-of-work – come il Bitcoin — attualmente utilizzano enormi quantitativi di elettricità. Tuttavia, vi sono molti proof-of-work alternativi che potrebbero limitare, ed evitare sprechi energetici.

Come la blockchain potrebbe influenzare il settore energetico?

La capacità delle blockchain di consentire transazioni energetiche peer-to-peer potrebbe mutare in modo significativo il settore energetico, in particolare incoraggiando la decentralizzazione.

L’uso crescente di piccole installazioni ad energia rinnovabile, come i pannelli solari sui tetti, può creare tensione su reti elettriche progettate per grandi centrali elettriche centralizzate. Consentendo il commercio di energia peer-to-peer e incentivando il consumo locale al momento della produzione, la blockchain potrebbe stabilizzare la rete, favorendo il decentramento.

Tuttavia, con gli utenti che si pagano reciprocamente, molti dei tradizionali ruoli di mercato potrebbero essere messi in discussione, inclusi gli operatori dei sistemi di distribuzione, rivenditori, fornitori, tecnici, gruppi di gestione e altri ancora.

Progetti pilota di cooperative energetiche e peer-to-peer sono già stati attuati con successo dalla Microgrid di Brooklyn a New York, da PowerLedger in Australia, da Conjoule in Germania e da tanti altri. Tuttavia, in Europa questi esperimenti sono limitati a progetti pilota sotto esenzioni regolamentari, o microgrid private – il peer-to-peer rimane lontano dall’essere estesi universalmente.

La blockchain potrebbe anche essere utilizzata per il tracciamento dell’elettricità con almeno due scopi: premi per la generazione di energia rinnovabile (ad esempio SolarCoin) e certificati di energia rinnovabile o crediti di carbonio. Per coloro che vogliono investire nelle energie rinnovabili ma non dispongono dei fondi, la tecnologia blockchain potrebbe consentire investimenti collettivi, garantendo una condivisione equa e trasparente delle entrate.

Dovremmo considerare soluzioni basate sulla blockchain come metodo affidabile per il monitoraggio dell’energia?

Ammetendo contatori smart di energia correttamente calibrati e installati, la blockchain potrebbe garantire il monitoraggio dell’elettricità in tempo reale ed evitare il double-counting.

Attualmente, l’elettricità in Europa può essere ufficialmente definita rinnovabile solo se accompagnata da certificati GO (Garanzie d’Origine). Le GO, sia per le “normali” rinnovabili che che per le rinnovabili certificate EKOenergy, vengono emessi per ogni MWh, il che può essere proibitivo per i piccoli produttori che non generano mai così tanta elettricità. La blockchain potrebbe aprire la porta a questi piccoli produttori, così come a nuovi attori di mercato come gli aggregatori che ricevono certificati energetici.

Tuttavia, è necessario un modo per assicurarsi che le installazioni già in possesso di GO non utilizzino certificati blockchain per vendere “verde” due volte. Se la blockchain venisse accettata come soluzione per il monitoraggio dell’energia, dovrebbe essere attentamente monitorata e soggetta a criteri rigorosi.

Vivremo quindi in un futuro blockchain?

Come sempre, il futuro è incerto, ma una cosa è sicura: il modo in cui custodiamo e scambiamo le informazioni sta cambiando, ed è improbabile che il mercato dell’energia rimarrà lo stesso nei decenni a venire.

Se sfruttato al meglio, la blockchain potrebbe svolgere un ruolo chiave nel catalizzare la transizione alle energie rinnovabili. Noi di EKOenergy, l’ecolabel internazionale per le energia pulita, non vediamo l’ora di vedere come si svilupperanno queste tecnologie.

EKOenergy è l’ecolabel internazionale senza scopo di lucro per l’energia rinnovabile e sostenibile, gestita da oltre 40 ONG ambientaliste. L’elettricità certificata EKOenergia è disponibile in un numero crescente di paesi. Utenti come L’Oréal, Yves Rocher, VMware e SAP sono un esempio dell’internazionalità del marchio. La certificazione EKOenergy contribuisce ai progetti sul clima nei paesi in via di sviluppo attraverso il Fondo per il Clima.